Cristian Savani, da capitano azzurro a guida fuori dal campo

12.09.2025

L’atleta. Il professionista. L’uomo

C’è un momento nella carriera di ogni atleta in cui il campo, la maglia, i riflettori iniziano a sfocare. Il fisico rallenta, la mente si affatica, la motivazione si sporca. È lì che molti mollano. Cristian Savani no.

Ex capitano della Nazionale italiana di pallavolo, medaglia olimpica a Londra 2012, protagonista di una carriera lunga ed emozionante, oggi Cristian è CEO di Gold Sport, una delle agenzie di rappresentanza sportiva più rilevanti nel mondo della pallavolo femminile. Ma non è stato un passaggio automatico. È stato un salto nel buio, costruito giorno dopo giorno.

“Non sono mai stato il più forte. Ma ho sempre saputo scegliere con la mia testa. Ed è così che ho costruito tutto.”

 

L’inizio. Per caso. Come tutte le storie vere

“Ho iniziato a giocare a pallavolo a 13 anni… per sbaglio.”

Cristian stava per restare nel calcio, come tanti. Ma una selezione giovanile, la curiosità, la velocità mentale, e il consiglio dei genitori gli hanno messo un pallone diverso tra le mani. Non il piede, ma il salto. Non l’azione, ma la costruzione.

“Mi hanno scelto non perché fossi il più alto, ma perché avevo fame. E quella fame non l’ho mai persa.”

A 18 anni era già in Serie A. Subito dopo, la prima convocazione in Nazionale, e da lì Europei, Mondiali, World League, e — finalmente — Londra 2012.

“Le Olimpiadi hanno chiuso il cerchio. Era il mio sogno, e ci sono arrivato da capitano. È stato il riconoscimento di 12 anni di sacrifici.”

 

Il dopo. Il buio. E la risalita

Cristian smette nel 2020, fisicamente era stanco, logorato: spalla, schiena, ginocchia. Ma era pronto. O almeno, credeva di esserlo.

“Ho avuto un anno per prepararmi, ma l’impatto col mondo fuori è stato durissimo. Mi stavo annullando. Ho avuto bisogno di una mental coach per ritrovare la mia identità.”

La consapevolezza arriva tardi, ma arriva forte: non devi cancellare l’atleta che sei stato. Devi imparare a trasferire quel mindset nella vita, nel futuro.

 

Gold Sport: l’agenzia che avrebbe voluto avere

Dopo una fase di transizione – speech aziendali, esperienze imprenditoriali, consulenze esterne – Cristian ha acquisito Gold Sport. Una delle agenzie storiche della pallavolo italiana. Oggi la guida con una visione chiara: non solamente contratti, ma visione, supporto, struttura, protezione.

“Vogliamo essere l’agenzia che fa tutto. Non il procuratore vecchia scuola che firma e sparisce.”

Mental coach interni, legali, team marketing, opportunità post-carriera: Gold Sport è un ecosistema.

“Abbiamo sdoganato la figura della psicologa sportiva. Non è un tabù. È una risorsa. Aiuta a performare e protegge le nostre atlete.”

E non solo. Gold Sport aiuta anche nella costruzione dell’identità fuori dal campo, affiancandosi a professionisti e realtà che supportino al cento per cento le nostre atlete e i nostri allenatori.

“Quello che ami fare a 20 anni non è detto che sia quello che ti fa alzare la mattina a 40. Aiutiamo le nostre atlete a capirlo. A formarsi. A trovarsi.”

 

Esserci stato per capire chi c’è oggi

Cristian non nasconde che essere stato giocatore fa la differenza. Conosce il mercato, le pressioni, le attese, le delusioni.

“Ho vissuto sulla mia pelle cosa vuol dire restare fuori all’ultimo giorno. Vedo arrivare un’Olimpiade, e il giorno prima ti tagliano. So cosa significa emotivamente. E per questo riesco a stare davvero vicino alle atlete.”

Questa esperienza oggi diventa valore. Contatto umano, visione internazionale, strategia di lungo periodo.

 

Un consiglio per chi comincia

Alla fine dell’intervista, una domanda semplice: cosa diresti a chi comincia ora?

“Giocate, non rincorrete la fama. Non fate panchina a 18 anni in un top club. Andate dove potete giocare, dove potete sbagliare, dove potete crescere! La fama arriva dopo. Ma se non giochi, non arrivi mai.”

 

Oggi. L’uomo. Non solo il manager

Cristian oggi è padre, marito, professionista. Viaggia meno, ha meno tempo libero, sogna ancora un terrazzo per i barbecue e si gode gli aperitivi per staccare fra un impegno lavorativo e l’altro. Ma se gli chiedi se tornerebbe indietro, sorride.

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Savani
VOLLEY Savani Olimpiadi 2 1
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C’è un momento nella carriera di ogni atleta in cui il campo, la maglia, i riflettori iniziano a sfocare. Il fisico rallenta, la mente si affatica, la motivazione si sporca. È lì che molti mollano. Cristian Savani no.

Ex capitano della Nazionale italiana di pallavolo, medaglia olimpica a Londra 2012, protagonista di una carriera lunga ed emozionante, oggi Cristian è CEO di Gold Sport, una delle agenzie di rappresentanza sportiva più rilevanti nel mondo della pallavolo femminile. Ma non è stato un passaggio automatico. È stato un salto nel buio, costruito giorno dopo giorno.

“Non sono mai stato il più forte. Ma ho sempre saputo scegliere con la mia testa. Ed è così che ho costruito tutto.”

 

Savani

 

L’inizio. Per caso. Come tutte le storie vere

“Ho iniziato a giocare a pallavolo a 13 anni… per sbaglio.”

Cristian stava per restare nel calcio, come tanti. Ma una selezione giovanile, la curiosità, la velocità mentale, e il consiglio dei genitori gli hanno messo un pallone diverso tra le mani. Non il piede, ma il salto. Non l’azione, ma la costruzione.

“Mi hanno scelto non perché fossi il più alto, ma perché avevo fame. E quella fame non l’ho mai persa.”

A 18 anni era già in Serie A. Subito dopo, la prima convocazione in Nazionale, e da lì Europei, Mondiali, World League, e — finalmente — Londra 2012.

“Le Olimpiadi hanno chiuso il cerchio. Era il mio sogno, e ci sono arrivato da capitano. È stato il riconoscimento di 12 anni di sacrifici.”

 

Il dopo. Il buio. E la risalita

Cristian smette nel 2020, fisicamente era stanco, logorato: spalla, schiena, ginocchia. Ma era pronto. O almeno, credeva di esserlo.

“Ho avuto un anno per prepararmi, ma l’impatto col mondo fuori è stato durissimo. Mi stavo annullando. Ho avuto bisogno di una mental coach per ritrovare la mia identità.”

La consapevolezza arriva tardi, ma arriva forte: non devi cancellare l’atleta che sei stato. Devi imparare a trasferire quel mindset nella vita, nel futuro.

 

VOLLEY Savani Olimpiadi 2 1

 

Gold Sport: l’agenzia che avrebbe voluto avere

Dopo una fase di transizione – speech aziendali, esperienze imprenditoriali, consulenze esterne – Cristian ha acquisito Gold Sport. Una delle agenzie storiche della pallavolo italiana. Oggi la guida con una visione chiara: non solamente contratti, ma visione, supporto, struttura, protezione.

“Vogliamo essere l’agenzia che fa tutto. Non il procuratore vecchia scuola che firma e sparisce.”

Mental coach interni, legali, team marketing, opportunità post-carriera: Gold Sport è un ecosistema.

“Abbiamo sdoganato la figura della psicologa sportiva. Non è un tabù. È una risorsa. Aiuta a performare e protegge le nostre atlete.”

E non solo. Gold Sport aiuta anche nella costruzione dell’identità fuori dal campo, affiancandosi a professionisti e realtà che supportino al cento per cento le nostre atlete e i nostri allenatori.

“Quello che ami fare a 20 anni non è detto che sia quello che ti fa alzare la mattina a 40. Aiutiamo le nostre atlete a capirlo. A formarsi. A trovarsi.”

 

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Esserci stato per capire chi c’è oggi

Cristian non nasconde che essere stato giocatore fa la differenza. Conosce il mercato, le pressioni, le attese, le delusioni.

“Ho vissuto sulla mia pelle cosa vuol dire restare fuori all’ultimo giorno. Vedo arrivare un’Olimpiade, e il giorno prima ti tagliano. So cosa significa emotivamente. E per questo riesco a stare davvero vicino alle atlete.”

Questa esperienza oggi diventa valore. Contatto umano, visione internazionale, strategia di lungo periodo.

 

Un consiglio per chi comincia

Alla fine dell’intervista, una domanda semplice: cosa diresti a chi comincia ora?

“Giocate, non rincorrete la fama. Non fate panchina a 18 anni in un top club. Andate dove potete giocare, dove potete sbagliare, dove potete crescere! La fama arriva dopo. Ma se non giochi, non arrivi mai.”

 

Oggi. L’uomo. Non solo il manager

Cristian oggi è padre, marito, professionista. Viaggia meno, ha meno tempo libero, sogna ancora un terrazzo per i barbecue e si gode gli aperitivi per staccare fra un impegno lavorativo e l’altro. Ma se gli chiedi se tornerebbe indietro, sorride.

 

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