Marina Lubian, la mia prima estate senza pallavolo

30.09.2025

Per la prima volta dopo oltre dieci anni, Marina Lubianha davanti a sé un’estate diversa. Non ci sono raduni, tornei, voli internazionali o partite da preparare. Solo tempo. Tempo libero. Che, per chi è abituato a non fermarsi mai, può fare paura tanto quanto un tie-break al quinto set.

“È la mia prima estate senza pallavolo da quando ho 13 anni. Una realtà nuova. All’inizio mi ha disorientata. Poi ho capito che poteva essere una risorsa. L’importante è non perdersi, darsi un ritmo, unavdirezione”.

Una pausa apparente, in realtà. Perché sotto la superficie del riposo, c’è il lavoro: quello profondo, silenzioso, destinato a rimettere insieme corpo, mente e motivazione. Dopo una stagione trionfale con Conegliano – cinque trofei in bacheca, tra cui la Champions – Marina ha scelto di fermarsi. Di ascoltarsi. Di prendersi cura di se stessa.

“A un certo punto ho capito che fermarmi non era una debolezza. Era l’unico modo per continuare con la stessa energia di sempre.”

 

Un Gruppo che ha saputo essere squadra

A guardarla da fuori, la stagione di Conegliano sembra la trama di un film perfetto: una squadra di stelle, cinque titoli, dominio tecnico. Ma per chi, come Marina, quella storia l’ha vissuta da dentro, il segreto è altrove.

“Cinque trofei non si vincono per caso. Avevamo talento, certo. Ma la vera forza è stata quella di incastrarci come persone. Anche chi entrava dalla panchina sapeva cosa dare, e lo dava. C’era umiltà, rispetto, etica del lavoro. Eravamo un gruppo prima ancora che una squadra.” La Champions, vinta a fine stagione, è stata il simbolo di tutto questo: la fatica, il sacrificio, la tenuta mentale. La soddisfazione che arriva quando si resiste, non solo quando si brilla.

“È la vittoria che ti dice che hai resistito. Che ce l’hai fatta anche quando non avevi più niente da dare.”

 

Tra spogliatoi e legami che restano

Marina racconta le relazioni con lucidità e delicatezza. Sa riconoscere i momenti che contano, anche fuori dal campo. Con Sarah [Fahr, N.d.R.], ad esempio, c’è un rapporto costruito nel tempo: da rivalità infantile a complicità adulta. Con Asia [Wołosz, N.d.R.], un rispetto silenzioso, pieno. “Con Sarah ci conosciamo da quando eravamo piccole. All’inizio ci detestavamo, avendo entrambe due caratteri molto forti. Ora è una delle persone a cui tengo di più. Abbiamo costruito un legame vero.” Asia è un esempio silenzioso, ma potente. La guardi e capisci cosa significa essere una professionista. Non solo nello sport: nella vita.” Anche questi legami fanno parte della sua crescita. E della sua forza.

 

Corpo, mente e consapevolezza

L’altra metà della vita da atleta è fatta di cicatrici e ascolto. Marina ha imparato a gestire dolori cronici alle ginocchia, una spalla instabile, e quella fatica invisibile che si accumula stagione dopo stagione. “Avevo due opzioni: tirare avanti mezza rotta o fermarmi davvero. Ho scelto la seconda, per rispetto di me stessa, ma anche delle mie compagne.”

Oggi lavora con un programma fisico specifico, ma anche con una mental coach. Perché la testa, a certi livelli, è tutto.

“Il lavoro mentale non è un di più, è parte dell’allenamento. La testa è un muscolo che va nutrito.”

 

Estate, musica, libertà

Nonostante il focus sul recupero, Marina si concede spazi che negli scorsi anni non avrebbe potuto regalarsi. Concerti, weekend, viaggi brevi. Un equilibrio sottile tra leggerezza e rigore

“Mi piacerebbe fare un viaggio lungo, magari in Asia. Ma ora il mio obiettivo è un altro: tornare in forma. Ogni scelta ruota intorno a questo.”

Il sogno? Un giro del mondo in 80 giorni, ma per quello sottolinea che ci sarà tempo. Intanto, la colonna sonora dell’estate di Marina, a suon di concerti, sarà colorata da Billie Eilish, Marco Castello e tutta la line-up del Nameless Festival.

 

Studio e futuro

Fuori dal campo, Marina è iscritta a Psicologia. Lo studio l’appassiona, anche se durante la stagione è difficile seguirlo come vorrebbe. Questa estate è anche l’occasione per recuperare.

“La mente umana mi affascina. Studio Psicologia perché voglio capirmi, e capire gli altri. Il mio lavoro mi ha insegnato quanto la testa sia fondamentale.”

Avrebbe voluto provare anche Architettura. Ma forse – scherza – sarebbe stata “una capra con i disegni”.

 

Riflessioni su Club Italia

Marina non si tira indietro nemmeno quando si parla di formazione e strutture federali. Ha vissuto tre anni nel progetto Club Italia, ne riconosce il valore, ma sottolinea la necessità di maggiore attenzione educativa.

“A dodici anni ho lasciato casa ed è stata un’esperienza fondamentale per la mia crescita, ma in generale penso che servono sempre più figure di supporto ai giovani. Non solo allenatori, ma anche educatori formati. lI capitale umano con cui si lavora è troppo importante per lasciarlo al caso.”

 

Guardando avanti

L’obiettivo è chiaro: tornare protagonista. Non essere presente per dovere, ma per impatto. E, magari, un giorno, rivivere l’emozione più intensa della carriera: l’Olimpiade.

“Il mio obiettivo per la prossima stagione è chiaro: voglio tornare in campo da protagonista. Non mi basta esserci. Voglio contare.”

L’oro olimpico non si può spiegare. È come se il cuore ti scoppiasse in petto. Ho visto mio padre piangere, mia madre in delirio, mio fratello fuori di sé. Condividerlo con la mia migliore amica, con le compagne, è stato vivere in una bolla bellissima.”

461990432 1078786537040197 4916692943293738687 n
20240407 PROSECCO DOC IMOCO CONEGLIANO IGOR GORGONZOLA NOVARA 145
453063771 1029462845515920 9107909908710527372 n
fipav
461990432 1078786537040197 4916692943293738687 n

 

“È la mia prima estate senza pallavolo da quando ho 13 anni. Una realtà nuova. All’inizio mi ha disorientata. Poi ho capito che poteva essere una risorsa. L’importante è non perdersi, darsi un ritmo, unavdirezione”.

Una pausa apparente, in realtà. Perché sotto la superficie del riposo, c’è il lavoro: quello profondo, silenzioso, destinato a rimettere insieme corpo, mente e motivazione. Dopo una stagione trionfale con Conegliano – cinque trofei in bacheca, tra cui la Champions – Marina ha scelto di fermarsi. Di ascoltarsi. Di prendersi cura di se stessa.

“A un certo punto ho capito che fermarmi non era una debolezza. Era l’unico modo per continuare con la stessa energia di sempre.”

 

 

20240407 PROSECCO DOC IMOCO CONEGLIANO IGOR GORGONZOLA NOVARA 145

 

Un Gruppo che ha saputo essere squadra

A guardarla da fuori, la stagione di Conegliano sembra la trama di un film perfetto: una squadra di stelle, cinque titoli, dominio tecnico. Ma per chi, come Marina, quella storia l’ha vissuta da dentro, il segreto è altrove.

“Cinque trofei non si vincono per caso. Avevamo talento, certo. Ma la vera forza è stata quella di incastrarci come persone. Anche chi entrava dalla panchina sapeva cosa dare, e lo dava. C’era umiltà, rispetto, etica del lavoro. Eravamo un gruppo prima ancora che una squadra.” La Champions, vinta a fine stagione, è stata il simbolo di tutto questo: la fatica, il sacrificio, la tenuta mentale. La soddisfazione che arriva quando si resiste, non solo quando si brilla.

“È la vittoria che ti dice che hai resistito. Che ce l’hai fatta anche quando non avevi più niente da dare.”

 

Tra spogliatoi e legami che restano

Marina racconta le relazioni con lucidità e delicatezza. Sa riconoscere i momenti che contano, anche fuori dal campo. Con Sarah [Fahr, N.d.R.], ad esempio, c’è un rapporto costruito nel tempo: da rivalità infantile a complicità adulta. Con Asia [Wołosz, N.d.R.], un rispetto silenzioso, pieno. “Con Sarah ci conosciamo da quando eravamo piccole. All’inizio ci detestavamo, avendo entrambe due caratteri molto forti. Ora è una delle persone a cui tengo di più. Abbiamo costruito un legame vero.” Asia è un esempio silenzioso, ma potente. La guardi e capisci cosa significa essere una professionista. Non solo nello sport: nella vita.” Anche questi legami fanno parte della sua crescita. E della sua forza.

 

453063771 1029462845515920 9107909908710527372 n

 

Corpo, mente e consapevolezza

L’altra metà della vita da atleta è fatta di cicatrici e ascolto. Marina ha imparato a gestire dolori cronici alle ginocchia, una spalla instabile, e quella fatica invisibile che si accumula stagione dopo stagione. “Avevo due opzioni: tirare avanti mezza rotta o fermarmi davvero. Ho scelto la seconda, per rispetto di me stessa, ma anche delle mie compagne.”

Oggi lavora con un programma fisico specifico, ma anche con una mental coach. Perché la testa, a certi livelli, è tutto.

“Il lavoro mentale non è un di più, è parte dell’allenamento. La testa è un muscolo che va nutrito.”

 

Estate, musica, libertà

Nonostante il focus sul recupero, Marina si concede spazi che negli scorsi anni non avrebbe potuto regalarsi. Concerti, weekend, viaggi brevi. Un equilibrio sottile tra leggerezza e rigore

“Mi piacerebbe fare un viaggio lungo, magari in Asia. Ma ora il mio obiettivo è un altro: tornare in forma. Ogni scelta ruota intorno a questo.”

Il sogno? Un giro del mondo in 80 giorni, ma per quello sottolinea che ci sarà tempo. Intanto, la colonna sonora dell’estate di Marina, a suon di concerti, sarà colorata da Billie Eilish, Marco Castello e tutta la line-up del Nameless Festival.

 

fipav

 

Studio e futuro

Fuori dal campo, Marina è iscritta a Psicologia. Lo studio l’appassiona, anche se durante la stagione è difficile seguirlo come vorrebbe. Questa estate è anche l’occasione per recuperare.

“La mente umana mi affascina. Studio Psicologia perché voglio capirmi, e capire gli altri. Il mio lavoro mi ha insegnato quanto la testa sia fondamentale.”

Avrebbe voluto provare anche Architettura. Ma forse – scherza – sarebbe stata “una capra con i disegni”.

 

Riflessioni su Club Italia

Marina non si tira indietro nemmeno quando si parla di formazione e strutture federali. Ha vissuto tre anni nel progetto Club Italia, ne riconosce il valore, ma sottolinea la necessità di maggiore attenzione educativa.

“A dodici anni ho lasciato casa ed è stata un’esperienza fondamentale per la mia crescita, ma in generale penso che servono sempre più figure di supporto ai giovani. Non solo allenatori, ma anche educatori formati. lI capitale umano con cui si lavora è troppo importante per lasciarlo al caso.”

 

Guardando avanti

L’obiettivo è chiaro: tornare protagonista. Non essere presente per dovere, ma per impatto. E, magari, un giorno, rivivere l’emozione più intensa della carriera: l’Olimpiade.

“Il mio obiettivo per la prossima stagione è chiaro: voglio tornare in campo da protagonista. Non mi basta esserci. Voglio contare.”

L’oro olimpico non si può spiegare. È come se il cuore ti scoppiasse in petto. Ho visto mio padre piangere, mia madre in delirio, mio fratello fuori di sé. Condividerlo con la mia migliore amica, con le compagne, è stato vivere in una bolla bellissima.”

 

DSC9534